storie licei

Come prima collezione abbiamo cercato di aiutare i ragazzi a ricreare il legame con la scuola, messo a dura prova dopo quasi sei mesi di chiusura forzata causata dalla pandemia. L’arrivo della “seconda ondata” ha ulteriormente prolungato l’allontanamento da un luogo che non rappresenta unicamente una valenza istituzionale, ma  è, anche e soprattutto, incontro, crescita e condivisione. La scuola appartiene ai ragazzi e deve essere motivo di orgoglio. Indossiamo la cultura, indossiamo noi stessi.

ChateaubriandGiulio CesareLucrezio CaroMameliMamianiMarymountSt. StephensSan GiuseppeRighiTassoVirgilioVisconti

CHATEAUBRIAND

Francesco Renato der Castellobrillante nasce a Saint-Malo (non me chiedete ndo sta) ner 1768, da n’antichissima famija nobbile. Er padre, Renato Augusto, fa l’armatore e dì che è no stacanovista è riduttivo. C ha la smania de fa li sordi e pe sto motivo accanna r piccolo Franceschino a casa cor filippino per i primi tre anni de vita. Peffortuna sua però non lo lascia ner sottoscala de n’appartamento a San Basilio ma ner Castello di Combourg, in Bretagna, tarmente bello che ce doveva pefforza ave i fantasmi. Pe sto motivo qua o forse perché gli spiriti nun so de grande compagnia, Franceschino trascore n’infanzia tristissima. La sua unica gioia è passeggià n campagna co su sorella Lucile. Gli anni però passano nfretta e dopo gli studi se ritrova costretto a scejé se fa r prete o r militare. Du cose simili nsomma. Opta pella seconda e dopo r congedo, a diciannovanni, se trasferisce a Parigi, che è tipo Bari ma più piccola e senza r mare. Qui conosce nsacco de gente de cultura e s appassiona alla scrittura. Passa poco tempo però che n Francia scoppia r panico. Il popolo inizia a imbraccià le forche e Franceschino, che n’era mai stato allo stadio, rimane mpressionato dagli scontri e dar furore Rivoluzionario.
Decide de comprà n bijetto per il Nuovo Mondo e pe n anno attarversa le foreste Americane a fette insieme ai nativi. Stanco morto decide de tornà n Francia chiedendosi “ma chi me l’ha fatto fà” e, dopo na breve parentesi nell’esercito, se sposa co Celeste, n’ereditiera molto ricca e molto brutta e insieme se trasferiscono a Londra pe paura de fasse corcà dai Sanculotti (che n’è na parolaccia). Una volta arrivato scopre che metà de a famija sua s è fatta decapità e pe sto motivo decide de scrive la sua prima opera. Tre anni dopo scrive René, na mezza autobiografia molto triste e malinconica dove parla delle turbe che c aveva pe su sorella Lucile. Poi scrive r Genio del Cristianesimo dove dice che a religione cristiana è mejo der paganesimo ebbasta. Dopodeché entra nelle grazie de Napoleone ma screziano perché il Bonaparte j’ammazza n’amico. Franceschino viene etichettato come oppositore dell’Impero e decide de scappa in Oriente perché cor Nano nse litiga.Visita Grecia, Palestina e le Piramidi e al suo ritorno se compra casa indebitandosi fino ar collo. Quanno i Borboni aritornano n Francia non sta più nella pelle. Finarmente può uscì de casa senza ave l’ansia de fasse corcà. Scrive un dissing clamoroso contro r Nano che viene diffuso in tutto r paese. Diventa amico de Luigi Diciotto e ner 1815, dopo Uoterlo, viene nominato ministro de Stato! Passa n anno però che fa n casino e lo cacciano a calci n culo dar Ministero. Ncazzato nero se butta nell’opposizione ultra realista dove conosce Juliette, che nonostante le corna, lo accetta come amore dea sua vita. In questo periodo alterna politica e carne rossa tanto che ner 1821 lo chef dell’ambasciata di Francia a Londra je nomina n filetto. E’ n epifania. Accanna definitivamente a politica pe dedicarsi unicamente ai suoi scritti e alla ciccia. Si isola dar caos cittadino ritirandosi in campagna dove riceve numerose visite di fan romantici in fissa coi suoi scritti e in cerca d ispirazione pe imbratta i muri di fronte casa delle pischelle. Addirittura n certo Victor Ugo a quattordic anni scrive “o divento come Franceschino o niente”. Castellobrillante, tra na visita e n viaggio de piacere si reca spesso a casa de Juliette AKA ‘Acornuta per incontra l’élite der monno letterario e raccontare quarche barzelletta zozza. Ispirato dalle persone che lo circondando se rimette a scrive il suo capolavoro: Memorie d’oltretomba, n autobiografia che aveva iniziato a scrive anni prima e che voleva venisse pubblicata na volta deceduto ma, senza na lira bucata in tasca, se ritrova obbligato a vende i diritti a n gruppo de fan che gli assicurano pane e filetto per il resto dei suoi giorni. Finarmente soddisfatto e co la panza piena, Franceschino lascia sto monno nfame il 4 luglio 1848 e la sua salma riposa sulla rocca di Grand Bé, la cui forma, leggenda vuole, ricorda la T-bone della sua amata bistecca.

"J'ai pleuré et j'ai cru"

GAIO GIULIO CESARE

Discende dar fijo dell’eroe Enea a sua vorta fijo della dea Venere. Diciamo che già da regazzino c’aveva parecchio da dimostrà. Quanno morti di noi stanno a giocà co a playstation Cesaretto parte alla scoperta dell’Asia perché secondo lui “Grottaferata era troppo vicina” e ce resta pe du anni. Quanno torna a Roma però, come regalo de bentornato, scopre chessedevechedasposà! All’inizio se fa rode r culo ma poi che devi fà? Dopo quarche mese more suo padre e finarmente può accannà la moje pe sposasse co Cornelia, tarmente bona che j’hanno dato er nome a na metro. Unico problema è che r padre de Cornelia è tipo n camorrista che se chiama Silla e non ce sta che Cesaretto sposi su fija. Pe questo je fà: “A Cè, o te levi o te levi, e si nte levi, te levo io. E mo levate”. Cesare che n’caveva capito ncazzo resta e Silla lo manna n’artra vorta in Asia.
Incazzato fracico inizià a vince n sacco de battaje e torna a Roma co la fama de uno co e palle quadrate. Comincia la sua ascesa. Prima in Spagna dove alterna paella e capocciate. Vince facile. Poi in Francia dove fa vede a quelli che se chiamano co nomi der cazzo che ne devono fa. Vercingegnegnegne è fenito. E’ il -49 quanno l’amico suo Crasso more. Il patto che aveva stretto insieme a lui e Pompeo se scioje. Pompeo diventa il capo de Roma e degli infami. Cerca de scapeggiassela mentre Cesaretto sta fori a combatte. Je dice: “Cesaretto mio, mo devi accannà tutti l’amichetti tua e torna a casa a giocà insieme a me co e bambole”. Cesaretto non ce sta e decide de attraversà er Rubicone co l’amichetti sua e fa un pò de scontri a Roma. Alea Iacta Est. Imbocca a gamba tesa e subito lo fanno dittatore. Quer moccioso de Pompeo strigne r culo e compra un bijetto pe l’Albania sperando de sta al sicuro. Passano poco più de due anni che Cesaretto lo pizzica. Finarmente se po vendica.
Qui fa davvero er panico. Co n esercito de ventiduemila precristiani e mille cavalieri spacca r culo ai ciquantamila precristiani e settemila cavalieri de Pompeo dicendo: “A Poppé, e bambole non me so mai piaciute”. Il poppante frigna e scappa in Egitto e mentre sta a fa i castelli de sabbia accanto alle piramidi Tolomeo, che c aveva manie de protagonismo, je taja la capoccia. Quanno Cesaretto ariva vede un sacco de sangue e de macello. Decide de fasse li cazzi sua ma dura poco. Una sera alla piramide, mentre se stava a beve un blodimario vede una che Cornelia a confronto è na ciavatta. C’ha na frangetta nera e du occhi verdi come r prato dell’Olimpico. Cesaretto non ce sta dentro e va da lei: - “ma do sei stata tutto sto tempo” - “a famme li cazzi mia amò. Ellevete mo che me stavo a divertì”. E’ amore. Passano i mesi e nasce Cesarettino che seconno arcuni terrapiattisti è Gesù Cristo, ma questa è n’artra storia. Ner 45 A.C. (Avanti Cesarettino) torna a Roma come capo degli sgravoni, sovrano der monno e re dei bori antichi. Può praticamente fa r cazzo che je pare. Addirittura danno er nome suo ar quinto mese (atro che a Metro). Dopo tutte ste incredibbili vittorie Cesare però era circondato dai rosiconi. Primo su tutti era r fijo de una sua vecchia fiamma, na buzzicona de nome Servilia. Bruto, questo era r suo nome, sapeva bene che r padre vero era Cesare e pe sto motivo c’aveva na rabbia che se lo portava appresso da quanno era pischello. Dopo anni de stratagemmi finarmente mette insieme quarche amichetto co a lama facile e che pe un motivo o pe naltro c’aveva voja de fa a pizze e il quindici marzo de 44 A.C. je fanno n’agguato da infami veri. In cinque contro uno je danno nsacco de botte. Ventitre zaccagnate pe esse precisi. Cesaretto cerca de difendese ma quanno vede che pure su fijo je sta a menà dice: “Tu quoque, Bruto, fijo de na mignottona”.

“ALEA IACTA EST”

TITO LUCREZIO CARO

Tito Lucrezio Caro, nasce (pare) a Pompei ner (pare) 98 o 94 avanti Cristo. Pe nsacco de tempo archeologi mportantissimi hanno cercato de ricostruì la sua vita e una delle versioni più probbabbili è questa. Titone nasce da na famija nobbile, nei pressi di Ercolano. Da pischello, co a sua comitiva, entra nfissa co l’epicuresimo, corrente coatta ma poco accettata dall’establishment Romano.
Er problema però è che Tito soffre de disturbo bipolare e frequenta i corsi na vorta no e l’artra manco. Inortre a Roma iniziano a essece i scontri e i rumori dee bombe carta o fanno sbrocca che manco Richard Benson e pe sto motivo scappa cor primo aereo pe Mykonos. Qui, lontano dai pochi amici che lo tenevano a stecchetto per non fallo scapoccià Tito perde la testa. Se sfonda de Ouzo Tonic ar Tropicana cor fischietto e a canotta strappata. Quest’urtima parte non ha fonte accertata, ma de Tito nun se sa tarmente n cazzo che potrebbe essere vero quant’è vero r fatto che fosse vero lui. Vabbè dopo un par de settimane de foco nee Cicladi decide che forse è mejo rimettese a studià. Scopre nfatti che a du passi da lui vive r suo dio Epicuro. Pija n artro aereo pe Atene e lo va a conosce. Dopo st’incontro ncredibbile Lucrezio se mette a scrive n’opera che se chiama De Rerum Natura e, pe te che der latino sai solo SPQR, vor dì Sulla Natura dee cose. St opera parla d atomismo e de cosmologia, chiari argomenti daa corente Epicuriana / New age e chiude dicendo che n pratica l’universo è guidato daa fortuna e dar caos, non da Dio. Je piaceva nuotà contro corente nsomma. Il libro è nsuccesso ma era troppo avanti pe a sua epoca e pe sto motivo Tito viene messo in mezzo e deriso pe a sua malattia.
Dopo sta batosta se narra che Lucrezio si torse a vita perché non j annava più de fasse pijà pe matto. Artri dicono che si uccise peccolpa de na pozione dell’amore (na specie de viagra potentissimo). Nsomma ognuno c ha a sua versione dei fatti. Unica cosa è che Tito more a Roma intorno ar meno 55 e nonostante nun se sappia quasi niente de a vita sua a noi ce basta così e je volemo bene uguale.

“LA PAURA HA CREATO GLI DEI”

Goffredo Mameli

Nasce a Sampdoria ner 1827 da na famija diventata nobbile grazie alle fatiche che su trisnonno (che n’era n flipper) s’era fatto alla corte dell’imperatore Carletto VI d’Asburgo. Il giovane Fred, quanno c’ha solo ventanni, scrive le parole der Canto degli Italiani. Quello che se sente prima d’ogni partita dei Mondiali pe fasse capì. Diciamo che se vedeva già da subbito lo spirito da fomentino rivoluzionario. Enfatti ner 1846 fa r capo ultras alla manifestazione della cacciata degli Austriaci da Genova esponendo lo striscione tricolore.
Ner marzo del 1848 organizza na spedizione de trecento volontari pe anna a tirà fuori dai macelli n’artro Ultras, Ninetto Bixio, uno de a vecchia scuola, na specie de pirata moderno che collezionava risse e denunce tanto da fasse manda n carcere dar padre. Una leggenda tra le tifoserie de tutto il regno. L’impresa va a buon fine e Fred viene arruolato nella firm dell’hooligan Joseph Garibold con il grado di capitano picchia steward.
Dopo r fallimento dei moti de Milano e la firma dell’armistizio, Fred aritorna a Genova ncazzato nero e pe protesta pubblica l’Inno Militare. La rabbia è tanta e Fred non riesce a sta fermo n’attimo. Je manca l’adrenalina degli scontri e quanno scopre che Papa Pio Nsoquantesimo è n fuga pija n treno e scenne a Roma dove sente profumo de sommosse. Aderisce ar comitato dell’associazione creata pe unificà la nazione secondo le scerte der capo Peppe Mazzini.
Ner gennaio der quarantanove Fred se occupa principalmente dell’organizzazione militare ed il nove di quer mese viene proclamata la Repubblica Romana. Subbito manna un whatsapp a Peppe dicendogli “Venite, Roma, Repubblica, emoticon della bomba, emoticon dell’esplosione, emoticon della birra”. Durante l’assedio de Roma, diventato aiutante di Joseph “eroe dei due monni” Garibold, si batte da fomentato vero a Palestrina e a Velletri. In particolare dimostra la sua vena goliardica nella difesa della Villa Corsini a Trastevere dove viene ferito alla gamba sinistra durante l’urtimo assalto ar pullman der PSG.
Fred è pallido ed emaciato, la ferita peggiora de giorno n giorno e la cancrena se sta a pijà tutto l’arto. La decisione è una sola: TAJA’. 
L’operazione sembrava annà a buon fine ma l’infezione peggiora fino a causare la morte der giovane rivoluzionario che se ne iva cantando uno dei tanti cori da lui scritti e che ancora adesso è il coro pe eccellenza de ognuno de noi fratelli d’Italia.

“FRATELLI D’ITALIA L’ITALIA S’È DESTA”

TERENZIO MAMIANI

Terenzio Mamiani della Rovere nasce a Pesaro ner 1799. Già dar nome potete capì che viene da na famija morto nobbile e pe sto motivo passa i primi sedicianni de a vita sua chiuso n casa a studià, circondato da politici baffuti e letterati de bona famija co le spadrillas e i parei. Sta situazione non va giù ar giovane Terence che vorrebbe girà r monno e conosce quarche pischello dell’età sua. De sicuro non vole fa a fine de su cugino Giacomo che, confinato a Recanati, se faceva e seghe mentali su n aiuola. Pe sto motivo pija nfrecciabianca destinazione Roma Capitale dove r padre l’ha raccomandato ar seminario pe fallo diventà prete ma Terence nun ce sta e dopo du anni de finti sermoni aritorna nella città natale. Qui finarmente riesce ad uscì dar nido de seta dei suoi genitori bigotti perfezionando a sua formazione politica e letteraria. Matura la sua fede anti pontificia coniando l’acronimo A.C.A.B. (dove a C sta pe Clericati) e si convince di un futuro indipendente pe n Italia Libbera e Unita. Nonostante venga considerato na specie de satanasso da tutta a sua famija decide de frequentà i Carbonari che, ortre a magna ova e guanciale, facevano riunioni segrete pe spodestà l’establishment vecchio e mpolverato. Ner 1825 però, durante uno de st’incontri, imboccano e guardie e Terence viene portato ncella. Ar processo tutti l’amichetti sua vengono condannati a n sacco d’anni mentre lui o prosciolgono p ensufficenza de prove (o forse perché comunque c’aveva r doppio cognome). A sto punto, scampato r pericolo, scappa a Firenze dove frequenta na cerchia de intellettuali morto n gamba che lo rimettono n attimo n riga.
Aritorna così ad avé na sensibilità religiosa ma solo pe fasse accettà perché pe lui il clero e la chiesa non potevano riformà in nessun modo la politica attuale der paese, costringendo la nazione a vive ner passato ed impedendo l’inizio der Risorgimento. Dopo n breve periodo da professore a Torino e la seguente morte der padre, Terence decide d’aritornà a casa e mentre ar TG2 vede gli scontri rivoluzionari de Parigi esulta che manco se a Vis Pesaro annava n serie B. Finarmente e masse popolari se stanno a schierà. Mamiani se mette n prima linea e durante na battaja politica non firma la resa verso r Cardinale Benvenuti che pe sto motivo lo esija n Francia. A Parigi scrive n libbro de poesie e n saggio filosofico che divide a critica e ner 1847, dopo sedicianni d esilio King Carlo Alberto je da r permesso de tornà in Italia. Va subbito a Roma dove viene osannato dai circoli de Libberali anti Papali e ner periodo de a guerra d indipendenza r Papa (che lo odiava che manco o poi sapé) se trova costretto ad assumerlo come Ministro degli Interni in un nuovo governo pe evità ulteriori macelli. Da sto momento Terence fa na carriera politica degna de nota e diventa uno de li personaggi più mportanti del Risorgimento Italiano. C aveva amici da ogni parte e conosceva l ambienti politici de tutt’Europa, je vennero dati riconoscimenti come fosse r padre eterno enfatti, dopo a morte a Roma ner 1885 se scopre che era r capo dea loggia Massonica che, guarda caso, se chiama undici settembre. E mo scatenate i complotti che a terra è piatta e Jimmorrison, Elvis e Hitler giocano a briscola su n isola deserta.

“OGNI POPOLO È AUTONOMO, OGNI STATO VERO È LIBERO ED INVIOLABILE”

Maria

Diciamo che chi non conosce a storia de Maria n è n bon cristiano. Partiamo dar principio. Nasce ner qualcosa P.d.s.F (prima de su fijo) a Nazareth, in Galilea. A storia vole che poco prima de sposasse co Giuseppe, costruttore in carriera cor doppio dei suoi anni, ariva n certo Gabriele vestito da angelo che je dice: “Maria tu sarai madre der Messia, r fijo di Dio”. Giuseppe se stranisce n attimo ma Gabri continua “la tua maternità sarà opera de o spirito santo”. La giovane molto spaventata da sta storia e dalle urla de Giuseppe decide comunque de da fiducia ar gabbiano e accetta co tutta se stessa le sue parole. Poco dopo decide de fasse na passeggiata de centocinquanta chilometri pe anna a trovà su cugina in Giudea. Na volta arrivata la trova ncinta e resta co lei fino alla nascita der fijo Giovanni Battista. Dopodeché se rimette a camminà direzione casa, dove Giuseppe l aspetta in preda ae paranoie. Nun riesce a crede che su moje possa portà in grembo un fijo non suo. Sta situazione dura un paio de mesi finché, dopo e continue preghiere de Maria, n angelo dissipa in sogno i timori de Giuseppe. Se sveja finarmente rinsavito e senza pare e decide de organizzà na festa de nascita come se deve. A sfiga però se mette sempre de mezzo e peccolpa de Cesare Augusto i due sposi se devono recà a Betlemme. È n viaggio faticosissimo pe la povera Maria che sta lì lì pe partorire. Na volta arivati non trovano posto pe alloggià e il bambino nasce in una grotta n mezzo alla campagna Betlemmese.
Tutto avviene però ner mijore dei modi e Maria dà a suo fijo r nome di Gesù, imposto da Gabriele, motivo per cui Giuseppe esclama: “ma manco r nome posso scejé?!” Passa quarche giorno che tre Re venuti dall’Oriente portano oro incenso e birra alla sacra famija che se trova in gran bisogno de carità. Il problema però è che sti tre Re, vestiti d Arlecchini e pieni de buste de regali non passavano inosservati ed Erode, er capo degli ebrei, li voleva seguì pe scoprì dove se nascondeva r fijo de Dio e uccidelo perché era raccomandato. A sto punto n artro angelo appare ar poro Giuseppe e stavolta je dice che deve scappà in Egitto perché ce sta Je Rode ncazzato fracico. È n artro viaggio nfernale ma dopo cinquecento chilometri arivano. Se fanno subbito a foto de famija sotto a sfinge prima de capì che là so profughi e che devono sta molto attenti. Peffortuna però Erode more poco dopo e tutta la sacra famija aritorna a Nazareth dove c avevano il loro ber monolocale. Finarmente qui Maria riesce a sta tranquilla co Giuseppe e r piccolo Gesù che dimostra già da subbito la fede in suo padre. Sfortunatamente però, come sappiamo tutti, a vita sua non sarà delle più durature ma nonostante e sofferenze e le difficortà Maria starà sempre ar fianco di suo fijo perché se po’ di tutto, ma a mamma è sempre a mamma.

“IL MIO SPIRITO ESULTA IN DIO, MIO SALVATORE”

AUGUSTO RIGHI

Augusto nasce a Bologna ner 1850. I primi anni de a vita sua li passa all’istituto tecnico dove ebbe come maestro Tony Pacinotti il quale, notate subbito e qualità der giovane allievo, rosica der fatto che je possa fa r posto in un futuro manco troppo lontano. Finiti gli studi all’istituto si iscrive all’università de Bologna e dopo quattranni de matematica passa a ingegneria civile. Ner 1872 ce se laurea presentando na macchina elettrostatica tarmente avanzata che viene inventata solamente sessantanni dopo da n certo Van de Graaff (che n è ntreqquartista dell’Olanda). Dopo sta tesi favolosa le predizioni de Pacinotti se realizzano e Augusto, ner 1873, je fa r posto.
All’esposizione universale de Parigi der 1878 presenta addirittura un modello de telefono super innovativo rispetto a quello brevettato da quell’infamone de Bell ma non ottiene n gran successo commerciale perché n era americano. Dopo sta batosta decide d accannà Bologna pe proseguì a carriera accademica come professore all’università de Palermo. Cinquanni de pane e panelle e arancini però je bastano a capì che r fritto non fa pe lui. Je mancano gli agnolotti de zia Pina e torna definitivamente a Bologna ner 1889 dopo na breve parentesi Padovana. E’ popo ner periodo de zia Pina che Righi conosce Guglielmo Marconi, un pischelletto de Bologna che condivide co lui la passione pe la scienza e i tortellini. Nonostante la differenza d’età diventano grandi amici e Augusto j ensegna tutto quello che conosce sulle onde Hertziane e quelle energetiche de Goku. Gulli era curiosissimo e finarmente dall’artra parte c ha uno che risponne a tutti i dubbi amletici che c ha. Non lo molla n attimo, d'estate s embuca nella sua residenza di Sabbiuno e d inverno j embocca tutti i giorni ner laboratorio. Righi non ja fa più e je consija de completà gli studi pe formasse na solida base teorica ma Gulli nun ce sta, je saccolla tipo sanguisuga e je succhia fino all’urtima goccia di sapere. Una vorta spremuta l’anima der suo mentore, Marconi decide de mettese a sperimentà aradiotelegrafia pe conto suo e quanno finisce se trasferisce a Londra co a madre pe brevettallo senza dì niente ar poro Augusto. Come se dice nei proverbi l’allievo supera r maestro e Marconi diventa morto famoso. La sua fama varca i confini oceanici e viene considerato na mente geniale. Spesso i due si incontrano e l’anziano maestro continua a fa le veci der giovane alunno dicendo che Gulli je l avrebbe fatta pure senza r suo aiuto (anche se n era vero). Considerava tuttavia l’invenzione de Gulli una “brillante applicazione” o poco più, in nessun modo paragonabbile alle invenzioni sue. La frustrazione più grande arriva però ner 1909 quanno, dopo quindic anni de candidature senza mai vince, r premio Nobbel viene assegnato ar giovane Gulli che ner suo discorso lo nomina accanto a Hertz e Branly come uno quarsiasi, senza dedicaje na parola d affetto o n ricordo personale.
Dopo sta tranvata Augusto passa l’ultimi anni de a vita sua insieme a zia Pina, amareggiato e sconvolto dalla non riconoscenza de certa gente. More l’otto giugno der 1920 ma le sue invenzioni rimangono tutt’ora tra e più ncrdibbili dea nostra storia.

“UN CORPO ELETTRIZZATO IN MOTO, IN CONSEGUENZA DEL CAMPO MAGNETICO DA ESSO COSÌ CREATO, SI COMPORTA COME SE LA SUA MASSA FOSSE DIVENUTA PIÙ GRANDE”

SANTO STEFANO

Diciamo che esse festeggiati r giorno dopo Lil Gesus non aiuta r poro Stefano a fasse ricordà. Il ventisei dicembre nfatti, dopo che amo scartato i regali e magnato r pandoro perché r panettone coi canditi nce piace, se dovrebbe ricordà Stefano, r primo de tutti i martiri, eccioè rprimo che s’è sacrificato in nome de a fede Cristiana. È così che assume r nome de Protomartire che vor dì primo in nun so che lingua.
Proto nasce nse sa dove e nse sa quando. Se dice n Grecia, nella East Coast, negli urtimi anni prima de Lui. Era praticamente n coetaneo de Lil Gesus e uno dei suoi tanti fan. Amava le sue rime e le sue prediche e lo seguiva da tutte e parti. In uno dei primi concerti segreti, cantando ogni suo sermone a memoria, se fa notà dalla double G, la gang di Gesù, composta dai suoi 12 bros i quali, visto subbito r talento e la devozione, incaricano Stefano a provvede ai bisogni dee vedove e degli orfani nei quartieri da loro presidiati e diventà così r primo (proto) di sette Diaconi. ProtoStefano è mosso da na fede ardente e svorge r suo compito con amore e gentilezza. E’ tarmente preso che si dedica spesso e volentieri alla predicazione pe convertì i suoi compaesani ebrei de Gerusalemme ner culto di Lil Gesus. Pe sto motivo però inizia a fasse quarche nemico: quelli che non je piacevano le rime de Lil ma soprattutto quelli che nun jannava de ricomincià da zero r calendario. Er poroproto pe sto motivo viene accusato de blasfemia e ner trentasei viene condotto ar Sinedrio, il consijo supremo dei Giudei della West Coast.
Durante sto processo nfame parla alla folla predicando pellultima volta la grandezza de Lil e la magnificenza der suo Dio.
La folla s’encazza più che mai ed iniziano a volà i sanpietrini ma Proto nse spaventa. Sapeva infatti che lassù quarcuno lo amava.

"PRIMO MARTIRE DELLA CHIESA CRISTIANA"

San Giuseppe

Giuseppe, per gli amici Beppe, era r padre de Gesù pure se n era r padre de Gesù. Se dice che fosse discendente del Re Davide e originario de Betlemme ma la storia sua de famija nun è chiara. Se sa però che abbitava a Nazareth dove faceva r falegname. È n omo semplice ed educato ma terribirmente solo e pe sto motivo, compiuti i trentanni, insieme a na comitiva de scapoli della domenica, viene convocato ar Tempio dai Sacedoti pe prenne moje. La scerta ricade su Maria, na fanciulla molto giovane e devota, perfetta pe Beppe. Secondo i Vangeli Apocrifi, che so quelli bannati daa chiesa, Giuseppe era vedovo e c aveva pure sei fiji: Giu, Mino, Jo, Simo, Lisia e Lidia. Tra questi se dice che Giacomo, detto Mino perché era r più piccolo, sia cresciuto cor fratellastro Gesù. Ma questo nse po’ dì perché a’Cchiesa vole che r fijo de Dio fosse fijo unico. Dopo sta piccola parentesi mezza Terrapiattista Beppe c ha l’ansia perché n certo Gabriele scenne dar Cielo subbito prima dee nozze dei due sposini e dice:“Maria tu sarai madre der Messia, figlio dell’Altissimo”. Maria nsa che fa e presa dar panico accanna Giuseppe a casa pe anna in cerca de consiji da su cugina. Torna dopo tre mesi ma i segni de a gravidanza so già visibili. Beppe va ncrisi ma visto che era uno giusto e non voleva ripudialla decide d allontanalla in segreto e salvalla dar lancio dei sanpietrini. S entoppa pe n paro de settimana sur fatto de avecce e corna oppure no finché, come pe miracolo, j appare in sogno n angelo che je dice: “Giuseppe fijo di Davide, non temere di prendere co te Maria, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Egli salverà r suo popolo dai suoi peccati”. Se sveja tutto sudato ma co sto dubbio ancora non der tutto scomparso. Dopo sta rivelazione però, peccolpa de na legge nfame se ritrovano a girovagà pe tutto r medio oriente. Se trovano in una piccola grotta vicino Betlemme quanno Maria dà alla luce Gesù. È n momento maggico. Pochi giorni dopo arivano tre Re Maggici pieni de regali che adorano r bambino. Finarmente non ce so più dubbi pe Giuseppe, che canta come n regazzino a prima volta n curva sud.
Leggero come na piuma e felice come na pasqua Beppe guida a Sacra Famija nella fuga e nel ritorno dall’Egitto rifacendo r famoso cammino dell’esodo. Sfortunatamente pellui però nce stava Mosè ad aprì r mare stavolta rendendo r viaggio tre vorte più lungo. Dopodeché però j appare n angelo che je dice che tocca sta attentissimi perché quer gran fijodenamignotta de Erode vole ammazzà r fijo de Dio. Pe sto motivo aritornano all’ombra dee piramidi pe sottrarsi a sto destino nfame. Peffortuna però Je Rode more e i tre possono ritornà a Nazareth a fà la famija felice de a Mulino Bianco.
E vissero tutti felici e contenti.. anzi, me sa de no.

“TI SALUTO, O PIENA DI GRAZIA, IL SIGNORE È CON TE”

TORQUATO TASSO

Torquato nasce a Sorrento ner 1544. Su madre era na radical chic de Caparbio e suo padre un fricchettone Bergamasco. Passa i primi anni de a vita sua a studià coi Gesuiti e a dieci anni raggiunge er fricchettone a Roma. Passano un par d annetti che sto nomade der padre se lo porta a Urbino, da na famija nobbbilissima, in una casa tarmente grande che Torquatino deve fa i cento metri pe annasse a lavà i denti. Nonostante sto piccolo inconveniente però s’ennamora der lusso e della bella vita. Ner 1560 va a Padova a studià filosofia e letteratura. Ce s’enfogna tarmente tanto che a soli diciottanni scrive n poema de trecento paggine su a fusione de Ronaldo e Rivaldo. Non contento ner tempo libbero scrive poesie d amore a na certa Lucrezia Bendiddio che, capito ar volo r personaggio, je da n palo clamoroso pe mettese co Baldassare Macchiavelli, che gia dar nome se capiva era uno che se sapeva divertì. Presa sta tranvata se trasferisce a Ferrara pe dimenticà. Se sa che r mal damore fa scrive bene e alla corte de Luigi d’Este Tassino diventa come r quotterback nei college americani. Tutti je stanno appresso e je dicono: “Sei n grande” “Sei r mejo”“Rinaldo è mejo de Pelé”. Se trasferisce dar Duca che lo paga pe scrive, è nsogno, na specie de Ibiza perenne. Finarmente ce l’ha fatta. Scrive l’Aminta e nsacco de robba che parla de sesso e d’amore non corriposto. Praticamente n autobiografia. Dopo tutti sti festini però decide de tornà a Ferrara pe dasse na regolata ma la capoccia nce sta più, se l’è dimenticata a quarche after insieme ar Duca. L’amichetto suo Luigi, che c aveva la testa sulle spalle invece, nun ce sta ad ave un rimastino in giro pe casa e tiene le distanze. Tasso sbrocca, inizia a vedé i mostri tipo Vietnam. Luigino non po fa artro che mandallo ar manicomio de Sant’Anna, na via de mezzo tra Rebibbia e San Patrignano. Durante sti sette anni de isolamento la Gerusalemme Liberata viene pubblicata senza r suo assenzo in un edizione piena de sbaji e nemmanco finita. Arisbrocca n’artra vorta ma co l’idea de scrive n’apologia come cristo comanda der suo capolavoro. Ner 1586 na specie de angelo custode de nome Vincenzo Gonzaga lo chiappa pe n’orecchio e se lo porta con sé a Mantova. Piano piano Tasso se ripija e i suoi deliri esoterici tipici degli sciroccati che stavano ar Sant’Anna finiscono. I suoi urtimi anni li passa tra Roma e Napoli mentre cerca de fa pace con se stesso frequentando preti e chiese e concentrandosi sur suo chiodo fisso che ripubblicherà finarmente nel 1593 cor nome di Gerusalemme Conquistata.
A Roma addirittura lo vonno incoronà d’alloro ar Campidoglio ma i malanni sono tanti e Tasso non c’ha più voja d’accollasse i problemi terreni.
il venticinque Aprile, a cinquantunanni se spegne de na morte serena e finarmente trova la pace sempre desiderata. 

“A RE MALVAGIO CONSIGLIER PEGGIORE”

VIRGILIO

Allora, famo n prologo. Morti de voi conoscono Virgi da quanno faceva a guida turistica ar purgatorio ma in realtà, prima de arrotondà co sto mestiere nfame, c aveva nsacco de cose da raccontà. Nasce r quindici ottobre der -70 ad Andes, un villaggetto de quarche anima nei pressi dell’odierna Mantova. Su padre, pure lui Virgilio Marone, faceva r miele mille fiori e la madre, Magia Polla era fija de un ricco mercante, pure lui Magio. Diciamo che a livello de nomi peccavano d’enventiva. Il piccolo Virgi cresce sano e senza mar de gola a forza de magnasse r miele der padre a colazione pranzo e cena. Inizia ad annà a scola de grammatica a Cremona dopodiché, stufo de sta npianura scenne all’ombra der Vesuvio dove se mette a studia Filosofia. Poi arisale a Roma a fa retorica. Ncaveva le idee chiare già da regazzino. Qui conosce nsacco de gente de cultura e ncomincia a scrive le sue prime opere ma ncontemporanea se mette a studià eloquenza da n logorroico de nome Epidio. Lo scopo era quello de diventà n’avvocato ma r caratterino timido e riservato classico der fijo de n apicoltore de paese non l aiuta. Se racconta nfatti che durante a prima causa ha fatto pippa. Dopo sta figura demmerda colossale Virgi va ncrisi esistenziale. A nemmanco trentanni aritorna a Napoli pe rimettese a studià filosofia e i concetti de ncerto Epicuro. Ner frattempo a Roma stava a veni giù er panico più totale. Cesaretto ncominciava a scomannassela e giocava a acchiapparella co Pompeo in giro per monno. Cassio e Bruto c avevano e turbe loro e stavano pe fa l’infamata più grossa dopo Caino e prima de Giuda. Virgilio, dopo a battaja dei Filippi rischia de ritrovasse senza casa ma grazie ar sor Augusto riesce ad evità la confisca. Finarmente in pace scrive le Bucoliche che so nsuccesso e Mecenate (de nome e de fatto), lo prenne a far parte der suo circoletto de hipster co l’occhiali alla John Lennon. Virgi inizia a frequentà diversi festini n Campania e in Sicilia e in uno de questi conosce sor Augusto n persona con il quale c’aveva ndebito non da poco. I due se stanno simpatici ed inizia a lavorà pe lui. Entrato ner giro de quelli che contano Virgi diventa npoeta veramente nportante, il maggiore de Roma e dell’Impero e le opere sue se studiavano a scola quanno lui ancora campava. Oramai realizzato passa i mesi a fa la bella vita n Grecia sulla galea de sor Augusto ma tornando da na settimanella de foco a Mykonos, Virgi, che non c aveva mai avuto r fisico, se ritrova messo male. Nonostante le raccomandazioni de mamma Polla decide de non mettese a crema solare. Per i dolori non riesce nemmanco a finì l’Eneide e pe sto motivo, sul letto de morte, chiede a Plozio e Vario, suoi compagni de avventure, de distrugge r manoscritto. Peffortuna però i due consegnano il libbro ar grande imperatore che ce va n fissa e l’Eneide diventa er poema nazionale romano. Pensate se o finiva..

“SIC ITUR AD ASTRA”

E. Q. VISCONTI

Eggno nasce a Roma ner 1751. Su padre, Giovanni Battista, era r prefetto pontificio pe le antichità e preferiva passà r tempo a fissa n quadro piuttosto che insegnà ar fijo a giocà a pallone. Pe sto motivo Eggno da piccoletto era r classico regazzino che giocava coi bastoni in mezzo ar fango. Scavava le sue buchette, ce metteva dentro i pinoli, le richiudeva ed era felice così. Passano l’anni ma sta passione non l’abbandona e decide de diventà n archeologo. Ma a mela non casca mai troppo lontana dall arbero e pe sto motivo aritorna a casa pe aiutà r padre a creà n edizione de n catalogo pe a collezione der Museo Pio-Clementino. Finarmente padre e fijo diventano na squadra. Sono inseparabbili tipo pane e salame e G.B je lascia le redini der lavoro suo. Eggno, da bravo raccomandato, diventa così conservatore dei Musei Capitolini e console de a Repubblica Romana. Ner 1799 però deve lascià tutto e scappà a Parigi come rifugiato politico. Nella città dee luci diventa r curatore delle cose antiche der Luvr, dove se dice passasse i pomeriggi a fissà r soriso de a Gioconda. Dartronde r DNA era quello der padre. Passano quattranni de sguardi che Eggno viene eletto professore e membro dell’Istituto de Francia, me cojoni!
In sto periodo se occupa de iconografia greca e romana fino a diventanne er massimo esperto. Addirittura scrive n volume bellissimo che diventa pe nsacco de tempo
r punto di riferimento pe i numismatici de tutto r monno. More a Parigi ner 1818 dopo ave scritto artri volumi altrettanto belli e pe sto motivo je viene dedicata na medaja commemorativa cor rilievo der suo profilo bono.

“LA STORIA È CONIATA SUI METALLI”

Come prima collezione abbiamo cercato di aiutare i ragazzi a ricreare il legame con la scuola, messo a dura prova dopo quasi sei mesi di chiusura forzata causata dalla pandemia. L’arrivo della “seconda ondata” ha ulteriormente prolungato l’allontanamento da un luogo che non rappresenta unicamente una valenza istituzionale, ma  è, anche e soprattutto, incontro, crescita e condivisione. La scuola appartiene ai ragazzi e deve essere motivo di orgoglio. Indossiamo la cultura, indossiamo noi stessi.